Terme Taurine e di Traiano

Il complesso termale delle Terme Taurine sorge a circa 4 km a est della città di Civitavecchia, su un altopiano (altezza massima 192 m s.l.m.) situato lungo la strada per Tolfa e Allumiere. Il complesso acrhitettonico si estende un’area totale di circa 80 x 200 m, con orientamento approssimatamente nord-sud. Gli edifici si presentavano ornati da marmi pregiati, statue, intonaci dipinti, cornici, stucchi, affreschi, colonne e capitelli in travertino; di tutto questo purtroppo sono stati ritrovati solo alcuni resti. Lo sfruttamento di questa sorgente ha origini molto antiche: le sue virtù terapeutiche erano conosciute sin dall’epoca preistorica. Sicuramente le acque termali vennero sfruttate dagli Etruschi, ma solo in epoca romana ne venne ottimizzato l’utilizzo. A parte l’acqua termale, che sgorgava naturalmente dal sottosuolo, l’approvvigionamento idrico era stato organizzato convogliando varie piccole sorgenti attraverso un acquedotto in una cisterna posta a poca distanza dalle terme.

Tutta la struttura era dotata di un sistema idraulico molto complesso e funzionale, costituito da cunicoli, condotte, tubi in piombo, gallerie sotterranee e dotato di un canale di scarico. Una leggenda tramandata da di Rutilio Namaziano – De reditu suo, I 249-266 (417 d.C.) narra che una divinità con le fattezze di un toro, raspando il terreno con lo zoccolo, fece scaturire acqua calda e sulfurea: è questa l’origine del nome delle Terme Taurine o di Traiano dal nome del famoso imperatore romano che fondò il porto di Civitavecchia, in origine Centumcellae. Il nome rimanda ad Aque Tauri, municipio romano citato da Plinio il Vecchio nel 77 d.C. È probabile che i romani ripresero il Giove taurino dal più antico dio etrusco Acheloo, protettore delle sorgenti. Un’ipotesi senza riscontro è invece quella della correlzione con Tito Statilio Tauro console suffetto (console eletto nel corso dell’anno e quindi in carica per pochi mesi) nel 37 a.C. In passato le Terme erano considerate un’appendice della sontuosa villa dell’imperatore Traiano, oggi invece il grande impianto termale viene considerato come edificio pubblico a scopo curativo-salutare.

La dimensione curativo-salutare è confermata da un’epigrafe di Alcibiade, liberto dell’imperatore Adriano, dedicata alle ninfe tutelari delle acque come ringraziamento per la guarigione ottenuta. Ora nel parco archeologico non c’è più acqua però il vicino complesso termale della Ficoncella ancora oggi permette alla gente di bagnarsi nell’acqua calda e terapeutica. Le terme nascono già in età sillana verso il 70 a.C. per venire poi restaurate in età neroniana e ampliate con la nascita della città di Centumcellae tra il 104 e il 107 d.C. e durante l’età adrianea (117 – 138 d.C.). Il grande impianto termale sopravvive anche in epoca tardoantica, forse con dimensioni ridotte, con sale più piccole, o con solo un nucleo dell’impianto conservato, richiedendo una minima manutenzione. Della frequentazione tardoantica parla sempre Rutilio Namaziano consigliando la visita alle terme, che chiama thermas e lavacra, distanti solo 3 km dal porto (I. 1-2,8). I passi sottolineano inoltre, l’eccellente qualità delle acque, adatte al bagno e buone da bere (I. 3-6). Altra fonte tardonatica sono i Dialoghi di Gregorio Magno (540 – 604 d.C.), scritti intorno al 600 d.C. dove si cita la storia di un prete di Tauriana (= Aquae Tauri).

La caduta dell’Impero alla fine del V secolo portò alla rapida decadenza del complesso termale, che forse ebbe una breve ripresa all’epoca di Teodorico, a cavallo tra i V e il VI secolo d.C. In seguito, probabilmente a causa della lunga guerra tra Bizantini e Goti che coinvolse il territorio, le terme cessarono di funzionare definitivamente. Comunque, è molto probabile che lo sfruttamento delle acque termali, che continuavano a sgorgare nell’edificio abbandonato e ormai in rovina, non cessò mai completamente. Infatti, durante lo sterro dell’ampio calidarium di età imperiale furono rinvenuti resti di vasche risalenti a epoche successive al VI secolo. I primi scavi di cui si possiede documentazione avvennero nel 1777 per opera di Gaetano Torraca, seguirono quelli nel 1820 di Pietro Manzi per arrivare ai primi del Novecento con l’attività di Raniero Mengarelli (1912) e Salvatore Bastianelli (1922). Interventi di scavo si registrano anche nel 1960 ad opera R. Bartoccini. Dal 1950 ad oggi sono stati eseguiti numerosi interventi di restauro.

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Calidarium – Fase Repubblicana

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Le Terme Taurine

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